

16. La nuova politica economica e il ruolo del partito.

Da: N. Lenin, La costruzione del socialismo, Editori Riuniti,
Roma, 1972.

Nel marzo del 1921 Lenin var una nuova politica economica, nota
come NEP (Novaja Ekonomiceskaja Politika), con la quale venne in
pratica realizzato un sistema ad economia mista: lo stato
manteneva la propriet della grande industria e il controllo dei
trasporti, del credito e del commercio estero, ma garantiva
l'iniziativa privata negli altri settori produttivi; le
requisizioni dei raccolti vennero sostituite con tasse da pagare
in natura e il commercio fu parzialmente liberalizzato. Si
intendeva cos favorire la ripresa della produzione agraria e
industriale, per superare il collasso economico e la grave
tensione sociale conseguenti alla guerra civile e al cosiddetto
comunismo di guerra. L'adozione di tali misure non significava
per rinuncia alla costruzione del socialismo: questo restava
l'obiettivo fondamentale,  e la nuova politica economica avrebbe
dovuto favorirne il raggiungimento. Perch ci fosse possibile era
per necessario che il partito si impegnasse in una intensa lotta
politica, in modo da volgere a vantaggio del socialismo i
risultati economici e sociali prodotti dal parziale ripristino dei
meccanismi tipici del sistema capitalistico. L'importanza della
funzione del partito in questa difficile fase della costruzione
del socialismo venne chiaramente spiegata da Lenin nel rapporto
che tenne al congresso panrusso dei centri di educazione politica
il 17 ottobre del 1917, del quale qui riproduciamo alcuni passi.


A mio parere tre sono i nemici principali che ciascuno di noi ha
di fronte, indipendentemente dalla carica che ricopre; tre sono i
compiti che ha di fronte l'educatore politico, se  un comunista,
come lo  la maggioranza. E i tre nemici principali sono i
seguenti: il primo nemico  la presunzione comunista, il secondo
l'analfabetismo, il terzo la corruzione.
Presunzione comunista significa che un individuo che si trova nel
partito comunista e non ne  ancora stato espulso immagina di
poter risolvere tutti i suoi compiti a colpi di decreti comunisti.
Finch  membro del partito al governo e lavora in questo o
quell'ufficio statale, egli immagina che ci gli dia il diritto di
parlare dei risultati dell'educazione politica. Nemmeno per sogno!
Questa  soltanto presunzione comunista. Si tratta di imparare a
insegnare politicamente, e noi non l'abbiamo imparato, non solo;
ma non sappiamo ancora neanche affrontare in modo giusto il
problema.
Riguardo al secondo nemico, l'analfabetismo, posso dire che finch
nel nostro paese esiste un fenomeno come l'analfabetismo,  troppo
difficile parlare di educazione politica. Non si tratta qui di un
problema politico, ma di una condizione senza la quale parlare di
politica non  possibile. L'analfabeta  al di fuori della
politica, bisogna prima insegnargli l'alfabeto. Senza di questo
non pu esservi politica, senza di questo vi sono soltanto
chiacchiere, pettegolezzi, favole, pregiudizi, ma nessuna
politica. Infine, se esiste un fenomeno come la corruzione, se 
possibile una cosa di questo genere, non si pu parlare di
politica. E qui non ci avviciniamo neppure alla politica; qui non
si pu fare della politica perch tutte le misure rimarranno
sospese in aria e non daranno alcun risultato. Una legge, se
applicata in pratica in un ambiente dove  permessa e diffusa la
corruzione, non far che peggiorare le cose. In condizioni simili
nessuna politica  possibile; qui manca la condizione fondamentale
perch ci si possa occupare di politica. Affinch si possano
presentare al popolo i nostri obiettivi politici, affinch si
possa dire alle masse popolari: Ecco gli obiettivi verso i quali
dobbiamo tendere (ed  quanto avremmo dovuto fare!), si deve
capire che  necessario elevare il livello culturale delle masse.
E questo livello culturale lo dobbiamo raggiungere. Senza ci non
e possibile risolvere i nostri problemi.
A questo punto si presenta in primo piano il compito dei Centri di
educazione politica: la lotta contro questo stato di cose. Il
problema principale, dal punto di vista della Nuova politica
economica, consiste nel saper approfittare della nuova situazione
con la massima rapidit. Nuova politica economica significa
sostituire ai prelevamenti un'imposta, significa passare in misura
notevole alla restaurazione del capitalismo. In quale misura
ancora non sappiamo. Le concessioni ai capitalisti stranieri
(dobbiamo notare che sono ancora poco numerose, soprattutto in
confronto alle proposte che noi abbiamo fatto), gli appalti ai
capitalisti privati, questo  per l'appunto un vero e proprio
ritorno al capitalismo, ed  legato alle radici della Nuova
politica economica, giacch l'abolizione dei prelevamenti
significa per i contadini il libero commercio dell'eccedenza dei
prodotti agricoli non assorbiti dall'imposta (e l'imposta assorbe
soltanto una piccola parte dei prodotti). I contadini
costituiscono una parte enorme di tutta la popolazione e di tutta
l'economia, e perci sulla base di questo libero commercio non pu
non svilupparsi il capitalismo.
Si tratta qui delle nozioni economiche pi semplici insegnate
dalla scienza economica pi elementare; in Russia, per di pi,
queste nozioni ce le impartisce ogni piccolo speculatore,
individuo che ci insegna a conoscere bene l'economia,
indipendentemente dalla scienza economica e politica. Il problema
fondamentale consiste, dal punto di vista strategico, nel vedere
chi sapr approfittare prima di questa nuova situazione. Tutto il
problema sta nel vedere chi seguiranno i contadini, se seguiranno
il proletariato che si sforza di costruire una societ socialista,
oppure il capitalismo che dice: Torniamo indietro,  pi sicuro,
altrimenti con questa trovata del socialismo, chiss dove si va a
finire!.
Ecco in che cosa consiste tutta la guerra attuale: chi vincer?
chi sapr approfittare prima della situazione? Il capitalista, al
quale noi stessi apriamo la porta e perfino alcune porte (e molte
porte che noi non conosciamo si aprono a nostra insaputa e contro
di noi), oppure il potere statale proletario? Quale appoggio
economico pu trovare questo potere? Da un canto, trova il
miglioramento delle condizioni della popolazione. A questo
proposito dobbiamo ricordare i contadini. E' indiscutibile, e
chiunque lo pu vedere, che, nonostante un flagello spaventoso
come la carestia, un miglioramento nella situazione della
popolazione, astraendo dal flagello di cui sopra, si  avuto
proprio in seguito al mutamento della nostra politica economica.
D'altro canto, se il capitalismo otterr dei successi, anche la
produzione industriale aumenter, e insieme con essa aumenter il
proletariato. I capitalisti trarranno vantaggio dalla nostra
politica e creeranno quel proletariato industriale, che da noi, a
causa della guerra e della terribile miseria e rovina, 
declassato, cio  uscito dal suo binario di classe e, in quanto
proletariato, ha cessato di esistere. Per proletariato s'intende
la classe occupata nella produzione dei beni materiali nelle
imprese della grande industria capitalistica. Dato che la grande
industria capitalistica  stata distrutta, dato che si sono
fermati gli stabilimenti e le fabbriche, il proletariato e
scomparso. Talvolta si immaginava che esistesse ufficialmente, ma
non era tenuto insieme da radici economiche.
La rinascita del capitalismo significher la rinascita della
classe proletaria, occupata nella produzione di beni materiali
utili alla societ, occupata a lavorare nelle grandi fabbriche
meccaniche e non a speculare, non a produrre accendisigari, per
venderli, e a fare altri lavori non molto utili, ma inevitabili,
dato lo stato di sfacelo in cui si trova la nostra industria.
Il problema  tutto qui: chi arriver prima? Riusciranno i
capitalisti a organizzarsi per primi? In questo caso cacceranno i
comunisti, e questo sar la fine di tutto. Bisogna veder le cose
come sono: chi avr il sopravvento? Oppure il potere statale
proletario, appoggiandosi ai contadini, dimostrer di essere
capace di tenere ben ferme le redini al collo dei signori
capitalisti, per guidare il capitalismo lungo la via tracciata
dallo stato e creare un capitalismo subordinato allo stato e posto
al suo servizio.
